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Blog - Il RUA cambia: dal 2025 ci si può escludere per singola categoria di gioco 19.07.2026 Il RUA cambia: dal 2025 ci si può escludere per singola categoria di giocoDal prossimo febbraio, chi soffre di un rapporto problematico con le slot machine potrà impostare un'autoesclusione parziale per categoria di gioco, bloccandosi dalle macchinette virtuali senza perdere l'accesso alle scommesse sportive o ai giochi da tavolo. Non è una promessa generica: è una modifica concreta al Registro Unico degli Autoesclusi, il RUA, che introduce per la prima volta i blocchi per prodotto specifico nel sistema del gioco a distanza italiano. Una funzione che, fino ad oggi, semplicemente non esisteva. La misura arriva con il grande reset normativo dell'autunno 2025, costruito sul Decreto Legislativo 41/2024, che ha ridefinito l'intero quadro delle concessioni GAD in Italia. L'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha rilasciato le nuove concessioni a 52 operatori, e l'articolo 20 del nuovo contratto di concessione stabilisce che i giocatori potranno scegliere periodi di autoesclusione da un minimo di sette giorni a un massimo di 270, oppure optare per l'esclusione a tempo indeterminato da specifiche categorie. Il decreto legislativo 41/2024 sul gioco responsabile non si limita a questo: introduce anche obblighi più stringenti sulle autolimitazioni, inclusa la possibilità di impostare un limite di deposito, cioè un tetto al versamento settimanale, direttamente dal conto di gioco. Non è un dettaglio tecnico da addetti ai lavori. Per chi lotta con una dipendenza circoscritta a un singolo prodotto, la differenza tra un blocco totale e uno mirato può essere la differenza tra restare nell'ecosistema regolamentato e abbandonarlo. Perché il blocco granulare cambia le coseI numeri del gioco problematico in Italia sono difficili da ignorare. Circa 1,5 milioni di adulti rientrano nella categoria dei giocatori con disturbo comportamentale legato al gioco d'azzardo, su un totale di 18,4 milioni di adulti che giocano. Non tutti hanno lo stesso profilo clinico, e trattarli tutti con lo stesso strumento, cioè l'autoesclusione totale trasversale a tutti gli operatori online, ha spesso prodotto l'effetto opposto: il giocatore si blocca, poi non regge, e invece di tornare su un sito .it concessionario si sposta altrove, fuori dal perimetro regolamentato. Un blocco selettivo, in teoria, riduce quella pressione. Se posso vietarmi le slot ma continuare a giocare a poker, ho meno motivo di aggirare il sistema. È un ragionamento che ha una sua logica, anche se non mancano le voci critiche: c'è chi sostiene che permettere l'accesso parziale al gioco a chi ha un disturbo da gioco patologico sia come somministrare una dose controllata di alcol a un alcolista in recupero. Sono posizioni legittime, sostenute tra gli altri dai gruppi di supporto come Giocatori Anonimi, che da anni lavorano sul campo nella prevenzione della ludopatia. Il dibattito è aperto, e mi aspetto che nei prossimi mesi produca qualche studio serio sui risultati effettivi del blocco prodotti specifici gioco online ADM 2026. Sul fronte dell'identità digitale, vale la pena ricordare che l'accesso al conto di gioco e l'attivazione di qualsiasi autolimitazione passano già oggi, per molti operatori, attraverso l'autenticazione con SPID o CIE. L'uso di SPID, il Sistema Pubblico di Identità Digitale, e della Carta d'Identità Elettronica rafforza la verifica dell'identità del giocatore e rende più difficile aggirare le restrizioni aprendo un secondo conto con dati falsi. Non è una garanzia assoluta, ma è un livello di controllo che il vecchio sistema non aveva. Il punto cieco del RUA: i siti offshoreIl problema più grande, però, non è la struttura interna del RUA. È il perimetro entro cui opera. Il registro, gestito tecnicamente da Sogei S.p.A. nell'ambito dell'Anagrafe dei Conti di Gioco, vale esclusivamente per i siti con dominio .it e concessione ADM. Fuori da quell'elenco di 52 operatori autorizzati, il RUA non ha nessun potere. Un giocatore che si autoesclude oggi da tutti i casinò italiani concessionari può aprire un browser domani mattina e accedere senza alcun ostacolo automatico a piattaforme offshore fuori dalla giurisdizione italiana. Un esempio di questo tipo di operatori è ThorFortune, un sito che si rivolge al pubblico italiano ma che non figura tra i concessionari ADM e si colloca quindi completamente al di fuori del registro. Non è l'unico. Ce ne sono decine, alcuni con interfacce in italiano, bonus localizzati, persino contenuti pensati per l'utente italiano. L'autoesclusione trasversale a tutti gli operatori online, nei fatti, si ferma esattamente qui: al confine tra il mercato legale e quello grigio. L'ADM è consapevole del problema. Lo scudo informatico, il sistema di blocco dei siti non autorizzati che l'autorità aggiorna periodicamente, è lo strumento pensato per chiudere almeno in parte questa falla. Ma il gioco del gatto e del topo tra autorità e operatori non autorizzati va avanti da anni, e chi vuole aggirare i blocchi spesso ci riesce, con una VPN o semplicemente aspettando che un dominio nuovo sostituisca quello oscurato. Il Decreto Dignità del 2018 aveva già provato a restringere il campo vietando la pubblicità al gioco, ma il mercato illegale non si è fermato. Cosa serve adessoLa direzione presa con l'aggiornamento del RUA è quella giusta. Dare agli utenti uno strumento più preciso per gestire la propria esposizione, tra autoesclusione parziale per categoria di gioco, autolimitazione al deposito e limiti di sessione, è un passo avanti rispetto al passato. Ma sarebbe sbagliato presentarlo come una soluzione quando la parte più vulnerabile del problema, cioè la migrazione verso siti non regolamentati, resta strutturalmente irrisolta. Quello che manca non è la tecnologia. Manca una riflessione seria su come rafforzare la collaborazione con i provider internet, su come rendere i blocchi più difficili da eludere e su come intercettare prima che si consolidi il passaggio di un giocatore dall'ecosistema dei concessionari autorizzati ADM a quello offshore. Chi ha bisogno di supporto può già chiamare il numero verde 800 558822 o rivolgersi ai SerD sul territorio, ma il contrasto alla ludopatia e la prevenzione della dipendenza da gioco d'azzardo richiedono anche che il sistema digitale funzioni davvero, non solo sulla carta. I 1,5 milioni di italiani con problemi di gioco non scelgono tutti di autoescludersi. Ma quelli che lo fanno meritano un registro che non si fermi al confine di un dominio .it. Torna indietro |
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